C’è una violenza specifica che colpisce le donne lesbiche, bisessuali, trans* e con disabilità. Una violenza dal nome proprio, lesbofobia, bifobia, transfobia e abilismo, che assume sembianze pluriformi, che interroga tutte e tutti noi ed abita, alle volte, i nostri spazi sicuri. In famiglia, sotto casa, in una serata tra amici, nel nostro pub preferito.

Scegliere di non essere violenti, però, si può. Così come è nelle nostre mani la decisione – agita dalle donne protagoniste dello spot – di abbandonare la paura, di vivere da persone libere, di autodeterminarsi.

Esiste un cambiamento possibile, una rivoluzione che passa attraverso piccoli gesti quotidiani di amore, complicità, amicizia e rispetto per le altre e gli altri e che dobbiamo avere il coraggio di compiere, spazzando via il pregiudizio e l’odio.

IL PROGETTO

Il progetto si è articolato in più fasi, attraverso un percorso durato sei mesi, finalizzato a favorire processi di empowerment individuale e di comunità, che ha visto il coinvolgimento diretto di donne lesbiche, bisex, con disabilità e persone trans che hanno partecipato attivamente alla co-costruzione della campagna, attraverso discussioni on line e focus group.

OBIETTIVI

Sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto alla violazione della dignità di quelle donne che sono percepite come non conformi rispetto all’orientamento sessuale, all’identità di genere e alla performatività e aspetto dei loro corpi.

DE-COSTRUIRE PER CAPIRE

I focus group di de-costruzione hanno avuto l’obiettivo di individuare ed evidenziare i dispositivi di stigmatizzazione (trappole della comunicazione, stereotipi, pregiudizi, cliché, auto-inganni, bias) celati nel complesso degli strumenti di comunicazione collettiva.

CO-COSTRUIRE PER FAR CAPIRE

La campagna nazionale contro la violenza sulle donne LBT+ costituisce l’output di un percorso di co-costruzione che ha previsto il coinvolgimento diretto delle donne appartenenti ai gruppi target di progetto, finalizzato a favorirne l’empowerment.